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If the Earth could play.. di Umberto Fracassi
nov 27, 2009 Senza categoria Leave a comment
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admin
If the Earth could play..
Che succede quando un geologo, che lavora nel campo della pericolosità sismica, insomma quel che si chiama “un addetto ai lavori” della sismologia e dei suoi riflessi sulla superficie terrestre finisce tra le braccia del Blues a sei corde? Oppure, se preferite, che succede ad un inguaribile romantico, sognatore quanto basta (o forse di più..), intriso di musica che ha sempre in testa ed appiccicato al Blues (ma da piccolo non lo sapevo..) quando finisce a studiare geologia? E, come se non bastasse, terremoti? E paesaggi, fiumi, coste..? Provate a seguirmi..
Mi sono iscritto a Scienze Geologiche, all’Università di Urbino nel.. beh, un anno prima della caduta del Muro di Berlino e, tanto per capirci, sono nato nei giorni dell’allunaggio dell’Apollo 11. O, che forse è anche meglio, delle fasi preparatorie del Festival di Woodstock, prima che lo spostassero di sede perché non riuscivano a trovare una zona adatta. Mi sono iscritto perché… volevo viaggiare, è evidente, e se studiare il territorio (leggi: stare in campagna, scarpinare, imparare dalla natura – provarci, almeno) non è una scusa meravigliosa (e “dotta”!) per andare a conoscere il mondo, fate voi…
In mezzo, da lì a qui, ce ne sono state di case, città, centri di studio per migliorare, lavori altrove perché non erano mai nel “tuo” luogo.. Alle volte, ci vuole coraggio.. o avventura, vai a sapere..
Servono anche nella musica ad un certo punto..! Per esempio, quando ti dici: ho fatto avanti e indietro, bene ma.. per esempio non ho una casa tutta mia ed in un sol posto, per esempio non ho un lavoro durevole, per esempio non son riuscito a studiare efficacemente la chitarra come avrei voluto/dovuto/etc. E allora, prendi, vai in un negozio arcinoto di Roma, ci vai determinato (dopo mille remore) a cambiare la tua cara chitarra (che veniva dall’Inghilterra, mica storie..) ed a spendere, diciamo, fino a 1000 euro. Compri e incontri: il tuo futuro Maestro, nonché poi sodale, amico, confidente.. e fonte di suoni, note, soluzioni, molto più che accordi.. E poi il tempo passa, qualcosa riesci ad impararlo, qualcosa provi a raccontarlo, nel tuo piccolo, anche tu.
“Ride this train”, diceva Johnny Cash, uno che di chitarre, treni, amarezze e viaggi verso non si sa bene dove se ne intendeva. Ad un certo punto, ho incontrato proprio lui, con la sua voce infinita, che sa di praterie (“..a long rider, across the plain..”) e guai – e mi ha stregato. E mi ha suscitato ricordi mai avuti, di quel viaggio (in)consapevole che ho intrapreso vent’anni fa, quando passione ed entusiasmo mi hanno messo “on the road”, “with my guitar under my coat”, come cantava Jerry Reed, e solo un paio di scarponi – da geologo. Inseguo ancora quei sogni, ogni giorno, anche questo, che mi hanno portato a spendere molto più di quei primi mille euro, per scovare quel suono, viaggiare su quel treno, individuare quella prateria.. Un geologo le praterie le sa riconoscere..
Umberto Fracassi
Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
Roma






